Come facciamo a riconoscere l’azione del principio egoista dentro di noi? Ci sono numerosi indizi o sintomi che denotano che è in azione, che ha la cloche della nostra vita e la tiene per il 99% delle nostre giornate.

Per smascherare l’operato dell’egoista basta rilevare la delega di responsabilità a cui esso ci spinge. L’aspirante esploratore si muove per obiettivi e con responsabilità, vive ciò che il sistema naturale gli ha posto davanti e se stesso come un intero che indaga in tutte le sue sfaccettature. L’egoista che chiamiamo anche il “babbano” ci spinge a rifiutare di essere responsabili di ciò che ci accade, di essere un elemento causale, e ci induce viceversa a puntare il dito all’esterno, fuori di noi. Questo ci porta ad esempio a lasciare tutti i posti di lavoro dopo pochi mesi perché il capo è aggressivo con noi, ad avere pochi amici perché abbiamo paura a fidarci del prossimo, e a non riuscire ad avere una relazione di coppia perché crediamo che gli uomini siano tutti infedeli e le donne scelgano un partner per il suo conto in banca.

Utilizzando la logica matematica, possiamo scoprire che dietro queste lamentele e giudizi non c’è un esploratore bensì un ente stupido: quale risultato ci dà puntare il dito fuori quando abbiamo un problema da risolvere? Zero. Infatti, se pensiamo a tutte le volte in cui abbiamo creduto di poter sistemare una situazione accusando qualcuno, scappando o chiudendoci in noi stessi, vedremo che non è servito a nulla. Il problema è rimasto tale; avevamo l’illusione che le cose si fossero mosse, in realtà si trattava di un movimento finto.

Come ci comporteremo invece da esploratori? Partendo dal presupposto per cui ciò che è fuori di noi è la nostra parte variabile. Siamo sempre noi: è come se guardassimo in uno specchio in cui ciò che vediamo rappresenta graficamente il nostro stato. Perciò, se il datore di lavoro è aggressivo con noi, chiediamoci perché, e indaghiamo il momento e il contesto in cui scatta per la prima volta tale aggressività. Non è statisticamente possibile che incappiamo in tutti i datori di lavoro che sono arroganti o rabbiosi, è più intelligente pensare che c’è qualcosa nel nostro comportamento che causa quell’evento. Per fare un esempio, se ci rapportiamo con i nostri datori di lavoro in modo troppo amichevole, oppure chiediamo troppe ferie e permessi fin dai primi mesi di assunzione, li indispettiremo nei nostri confronti, diventando noi stessi la causa del nostro licenziamento.

Quello che l’egoista non accetta è però proprio la sua presenza nell’equazione di un evento della vita: lui non c’entra niente, non ha fatto niente, è sempre colpa di qualcun altro; ma funziona proprio all’inverso. Ovvero, ciò che siamo, il nostro stato lo portiamo con noi ovunque andiamo. Usando una metafora, se abbiamo addosso un profumo di fiori, i luoghi in cui entreremo sapranno di fiori, ma se noi siamo puzzolenti, quell’odore permeerà anche ciò che è intorno a noi.

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