Quando all’alba del 3 agosto del 1492 Cristoforo Colombo iniziò al viaggio che avrebbe cambiato completamente la percezione del mondo dei suoi contemporanei, ovvero la spedizione che portò alla scoperta dell’America, era mosso dal desiderio di sperimentare la validità delle sue teorie sulla rotta atlantica per le Indie. Il famoso marinaio genovese non aveva alcuna certezza di quello che avrebbe trovato: stava facendo un passo nel vuoto, consapevole del rischio che la sua impresa avrebbe comportato ed era deciso a perseguirla. I libri di storia definiscono Colombo come esploratore, ma a tutti gli effetti era anche un imprenditore.

Cosa fa un imprenditore, cosa contraddistingue il suo operato? Indagando l’etimologia della parola inglese entrepreneur “imprenditore” scopriamo che essa identifica un individuo che intraprende, che “afferra” un oggetto, e che si prende carico di qualcosa, assumendosene la responsabilità. L’imprenditore ha inoltre un’indole avventuriera, ama le sfide ed è audace. È quindi necessario scoprire “un nuovo mondo” per poter essere definiti tali? No, anche se il coraggio e l’impegno necessari a diventare imprenditori non sono da meno di quelli di un esploratore del XV secolo. Siamo imprenditori quando ci esponiamo, diventando pionieri di un’iniziativa e prendendoci la responsabilità della sua riuscita. Sappiamo che potremo incontrare avversità: un mare mosso e terrificante, oppure periodi di bonaccia che bloccheranno le vele del nostro vascello; temiamo che la terra da raggiungere, il nostro obiettivo, ci sembrerà spesso troppo lontana, e che potremo anche non raggiungerla mai, ma ci si assumiamo ugualmente il rischio d’impresa e procediamo navigando nell’ignoto.

In questa immaginaria impresa non saremo però da soli, perché ci saranno delle persone che decideranno di seguirci; seguendo la scia di un “trend” di questi ultimi anni, li chiameremo “i followers”. I followers di Cristoforo Colombo erano i numerosi marinai dell’equipaggio che si imbarcarono con lui. Ognuno era mosso dal suo recondito falso scopo: chi dalla gloria, chi dall’aspettativa di trovare ingenti ricchezze, chi dalla noia; pochissimi o forse nessuno di loro aveva lo spirito imprenditoriale di Colombo. La storia racconta infatti che a due giorni dalla scoperta dell’America, ci fu un ammutinamento tra i marinai, scoraggiati perché dopo alcuni mesi le tre caravelle non avevano ancora raggiunto le Indie, come promesso da Colombo. In questo evento si svelò la natura di followers dei marinai, perché cosa fa chi si accoda a un imprenditore ma non ne abbraccia lo spirito d’impresa? Si deresponsabilizza della sua scelta e ne accolla la responsabilità all’imprenditore; è pronto a lodarlo in caso di riuscita del progetto e allo stesso tempo a denigrarlo e accusarlo in caso di esito fallimentare. Non c’è nulla di male a essere un follower, basta riconoscerlo a noi stessi, ma teniamo a mente che è una posizione che ci impedirà in ogni modo di intraprendere, di esporci, di scoprire i nostri limiti e il nostro potenziale.

L’aspirante essere umano a cui tendiamo si muove come imprenditore anche nella vita quotidiana. Per fare degli esempi, sarebbe il primo ad alzare la mano per dare una risposta, ad applaudire un’insolita performance di danza, ad offrirsi per una missione pericolosa, mentre tutti gli altri, i followers, si esporrebbero solo perché lo ha fatto lui per primo. L’aspirante essere umano è un innovatore e un pioniere, il creatore di una nuova disciplina, di un nuovo modo di suonare, di un nuovo mestiere; per lui l’avventura e il non sapere cosa avverrà il giorno dopo sono nutrimento, perché da essi trae esperienza e conoscenza.

Share This