Possiamo iniziare il lavoro di ricerca su noi stessi partendo dalla quotidianità, ad esempio analizzando l’uso del linguaggio. Ci siamo mai chiesti che funzione hanno le parole e perché esistono linguaggi specialistici, accademici, differenziati per fasce d’età o ambiente sociale? Probabilmente no. Ci limitiamo ad apprenderne a memoria le regole e ad utilizzarli in base al loro contesto di riferimento, in modo meccanico. Non poniamo attenzione sul fatto che ogni parola ha una forma, e un significato che trasporta un contenuto informativo ed emotivo. Così come facciamo con ogni evento della vita, ci relazioniamo al linguaggio in modo superficiale e passivo. Non ci poniamo domande, né indaghiamo i collegamenti tra le diverse parole e sul perché le abbiamo scelte. Non ci comportiamo, insomma, in modo intelligente.

Ma cosa intendiamo per intelligente? Comunemente si pensa che lo sia chi ha un alto quoziente intellettivo e ha sempre avuto ottimi voti; chi parla un linguaggio forbito, oppure chi ha delle competenze in un ambito particolarmente complesso, ad esempio un fisico nucleare. Si giudica inoltre intelligenza la capacità di reagire rapidamente a un evento seguendo una procedura imparata a memoria. Essa, invece, indica il saper intelleggere le informazioni della quotidianità, e saper relazionarsi con il contesto in cui viviamo in modo attivo. Implica individuare i collegamenti esistenti tra gli elementi semplici di un intero complesso, e trovare soluzioni ai problemi rilevando l’interconnessione di ogni cosa. Ne deriva un’inesauribile capacità di adattamento davanti a qualsiasi perturbazione. Ovviamente, è necessaria la presenza di un essere cosciente, ovvero di un osservatore.

Un’azione intelligente è, in secondo luogo, caratterizzata dalla chiarezza e determinazione nel raggiungimento di uno scopo, il che comprende la semplificazione di qualsiasi processo. Se devo andare da A a B, identifico quello che mi serve e lo utilizzo come strumento, senza farmi inutili menate. E per quanto riguarda il linguaggio? Partiamo dalla sua funzione, che è quella di colmare un vuoto informativo: comunico perché mi serve un’informazione, per un bisogno emotivo, o per entrambi, perché essi sono sostanzialmente la stessa cosa. Comunico con intelligenza quando utilizzo solo le parole necessarie a colmare questo vuoto. Per esempio, se ho bisogno che un mio amico mi accompagni al lavoro perché ho l’auto dal meccanico, gli chiedo solo questo favore, senza girarci intorno. Invece, abitualmente, riempiamo le conversazioni di convenevoli, frasi di circostanza e altri inutili fronzoli. Questo complica e corrompe la relazione con ciò che ci circonda. Ed è innaturale. All’interno del sistema naturale, infatti, che è intelligente, niente disperde energia in cose inutili. L’ape ha il compito di prendere il nettare dal fiore per produrre il miele e, mentre lo fa, scambia solo le informazioni necessarie al raggiungimento del suo scopo. La stessa cosa fanno gli organi interni di un corpo umano: essi comunicano tra loro con efficienza, scambiando informazioni e sostanze nutritive o di scarto. Nessuno invia all’altro qualcosa che non gli è utile al suo scopo individuale e dell’intero organismo, ma svolge la sua funzione in modo intelligente. Iniziare, dunque, un esercizio di semplificazione e utilizzo dei soli elementi essenziali a ottenere un risultato, ci può far risparmiare una notevole quantità di energia e risorse, facendoci scoprire anche quanto tempo ci rimane da impiegare in modo produttivo, per il conseguimento dei nostri obiettivi.

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