Nelle relazioni che instauriamo con altri esseri umani, ad esempio quelle di amicizia, spesso facciamo o riceviamo la richiesta di consigli e indicazioni su come agire in una determinata circostanza. Ci siamo però mai chiesti se un consiglio di questo tipo abbia una reale utilità?

Possiamo infatti facilmente rilevare che ognuno di noi è diverso dall’altro, e tale diversità si esprime in modo evidente, a un primo impatto, nella varietà dei tratti somatici dei corpi fisici. In questo contesto indaghiamo però nello specifico la diversità di ogni corpo fisico in quanto ente unico programmato da un Autore. Potremmo equiparare la struttura programmata del corpo a quella di un libro: la sua storia è stata scritta da un autore, ed è divisa in tappe sequenziali. Un libro realizza la propria funzione quando viene letto da un lettore – l’individuo che sta facendo esperienza dentro a quel corpo – che si identifichi nella storia, e renda il libro vivo attraverso le emozioni che prova nella lettura.

Prendiamo dunque due ipotetici corpi fisici, declinati nelle identità anagrafiche di Gianni, che fa l’imprenditore, e Giorgio, che lavora come pizzaiolo. Se Giorgio il pizzaiolo si trovasse in un momento di crisi perché il suo ristorante ad esempio ha pochi clienti, Gianni l’imprenditore non potrebbe indicargli come affrontare questa difficoltà, mettendosi nei suoi panni, poiché egli è il protagonista di un’altra storia. Sarebbe un po’ come se D’Artagnan de I tre moschettieri consigliasse a Frodo de Il Signore degli Anelli come comportarsi con Gollum. Potrebbe sicuramente riportargli la propria esperienza come imprenditore, ma non potrebbe mai dire a Giorgio cosa dovrebbe fare con la sua pizzeria. Se tentasse di fare questo, Giorgio potrebbe esserne danneggiato, perché generebbe l’illusoria aspettativa di ottenere gli stessi risultati di Gianni, replicando la sequenza di azioni contenute nella sua storia. Come abbiamo visto, però, questo non è possibile perché ognuno ha il suo percorso da svolgere, che è unico e irripetibile.

La convinzione che ciò che si sperimenta in prima persona abbia un valore oggettivo, e che sia dunque replicabile e adatto alla vita di chiunque, è illogica. La storia di un corpo fisico è unica, così come è unico ogni ente, che è stato anch’esso programmato dall’Autore di tutto ciò che esiste. Dall’osservazione del sistema naturale deduciamo infatti che ogni cosa è nella sua giusta posizione, ha un proprio spazio e una propria terra fertile in cui crescere ed esprimere la propria specificità.

Nelle relazioni con gli altri possiamo dunque arricchirci attraverso il confronto con “libri” diversi dal nostro, traendone magari ispirazione. Dobbiamo però ricordare che ogni storia è un intero, le cui parti hanno senso solo se organizzate in una precisa sequenza e dentro un unico contesto.

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