Il 12 febbraio 2026, Dario Amodei — CEO di Anthropic, l’azienda che sviluppa Claude, uno dei sistemi di intelligenza artificiale più sofisticati al mondo — ha dichiarato al New York Times: “Non sappiamo se i modelli siano coscienti.” Ha aggiunto che i ricercatori non dispongono di un metodo definitivo per misurare la senzienza delle macchine.
Nello stesso giorno, alla CNN, ha avvertito che l’IA sta iniziando a superare gli esseri umani in quasi tutti i compiti intellettuali. Che potrebbe eliminare la metà dei posti di lavoro d’ingresso nel settore impiegatizio entro cinque anni. Che i tassi di disoccupazione potrebbero raggiungere livelli mai visti dalla Grande Depressione.
Al World Economic Forum di Davos, settimane prima, aveva spiegato perché nessuno può rallentare: “Abbiamo avversari geopolitici che stanno sviluppando la stessa tecnologia a un ritmo simile.”
Tre dichiarazioni. Un unico problema strutturale.