Può esserci capitato di imbatterci in luoghi comuni, che definiscono la “razionalità” come una caratteristica non desiderabile. Secondo tali definizioni, le persone razionali vengono considerate “fredde e distaccate”, distinguendole da quelle che sono invece “emotive e di cuore”. Con questo assunto, si ipotizza che mente ed emozioni abbiano due funzioni indipendenti, e che cervello e cuore non collaborino allo scopo comune di quell’intero che è il corpo fisico.

In realtà, l’etimologia della parola Ragione descrive tutt’altro significato. La ragione è “calcolo, misura e giudizio”; essa dunque definisce una proporzione. La parola razione, infatti, che deriva dalla stessa etimologia, indica ad esempio una quantità stabilita di un bene, per il fine di una distribuzione ottimale delle risorse.

Attraverso l’analisi del significato della parola, possiamo ora dedurre cosa è in effetti la ragione. Possiamo definirla come la capacità di misurare un oggetto, ovvero di determinare le sue proporzioni, attraverso l’esperienza che facciamo di esso. Quando parliamo di proporzioni e misure, non intendiamo le unità convenzionali del sistema metrico decimale, bensì le reali proporzioni di un oggetto, ovvero quelle caratteristiche che definiscono ciò che è, e dunque la sua funzione e lo scopo per il quale è stato creato. Come è possibile rilevare tali proporzioni? Attraverso lo strumento della percezione sensoriale. Quando abbiamo per la prima volta un oggetto in mano, come ci approcciamo a esso? Lo osserviamo con la vista; lo esploriamo con il tatto, per comprendere di quale materiale è fatto, la sua consistenza; nel caso in cui dobbiamo identificare un alimento, ne indaghiamo sicuramente l’odore e il sapore. Le informazioni sensoriali ricavate ci consentiranno di rilevare successivamente cos’è quell’oggetto, a cosa serve e qual è il suo ruolo all’interno di uno specifico contesto.

Per comprendere meglio il sistema di individuazione delle proporzioni di un oggetto, basta osservare il proprio corpo fisico con maggiore attenzione, indagando in particolare la sua intrinseca conoscenza della matematica. Quando ad esempio compiamo un movimento semplice come un salto da un punto a un altro di una stanza, il corpo fisico effettua istantaneamente una lunga serie di calcoli per permetterci di compierlo nel modo più efficiente. Possiamo definire tale capacità la sua intelligenza, qualità che è osservabile in tutte le forme del sistema naturale: ad esempio, nella capacità di adattamento a condizioni avverse di una pianta, o nell’agilità di un gatto, e così via.

La capacità di ragionare è dunque correlata a quella dell’intelligenza; intellegere infatti significa: leggere ciò che abbiamo davanti agli occhi e metterlo in relazione con gli altri elementi del contesto in cui si trova. Possiamo ora evolvere la definizione di intelligenza, relazionandola a quella di ragionamento, poiché entrambi questi processi sensoriali e cognitivi descrivono ciò che ogni essere umano fa nella quotidianità per scoprire ciò che egli è, ovvero esperienza dalla quale ricavare conoscenza. Nello specifico, attraverso la rilevazione sensoriale un essere umano riconosce le misure di una forma e ci entra in relazione, ricavando la conoscenza di ciò che essa è.

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